“La felicità non appartiene ad alcun luogo, se non all’interno di noi stessi.”

Alice Bush

Cosa accadrebbe se all’improvviso, la domanda “Come stai?” venisse sostituita con…

Sei felice?”

Forse non ci sarebbero così tanti superficiali “bene, grazie” come risposta.

Chiederti se sei felice ti mette indubbiamente in difficoltà, perché ti costringe a metterti in discussione. 

Forse potresti accorgerti di non sentirti poi così tanto soddisfatta della tua vita. 

Ma, d’altronde, potresti anche chiederti cosa vuol dire effettivamente… essere felici. 

È un sentimento, uno stato d’animo, un luogo, un traguardo raggiunto? 

Ma soprattutto: è una condizione che si può raggiungere e mantenere nel tempo?

Se in questo momento ti senti insoddisfatta, triste senza capire nemmeno il perché, vivi up and down oppure senti pesantezza in ogni cosa che fai, è probabile che gli elementi di cui ti andrò a parlare ti saranno davvero molto utili.

In questo articolo infatti cercherò di fare un po’ più di chiarezza sulla felicità, un concetto tanto comune quanto vago, e approfondiremo insieme il modo per raggiungere una condizione di felicità stabile e sostenibile nel tempo, a prescindere da qualunque situazione o circostanza in cui ci troviamo. 

Essere felici: cosa significa per davvero?

Tempo fa lessi un libro davvero molto interessante – Equazione della felicità (Mo Gawdat) – che mi ha fatto riflettere molto sul concetto di felicità e di come questo sia strettamente legato alle nostre aspettative.

L’autore del libro infatti definisce l’equazione della felicità in questo modo:

“Felicità ≥  Eventi – le aspettative che abbiamo degli stessi.”

Mo Gawdat

Se ci pensi bene in effetti, più aspettative abbiamo in merito allo svolgimento degli eventi (di come la vita debba andare), maggiore sarà la probabilità di rimanere delusi, insoddisfatti e quindi infelici. 

Quando le persone rispondono “no” alla domanda “sei felice?” solitamente non lo fanno perché non sono felici per quello che c’è, ma per quello che vorrebbero che ci fosse.

In questo caso non c’è connessione con il presente, ma solo con l’aspettativa che determina come il presente dovrebbe essere. 

E se l’aspettativa rispecchiasse effettivamente il momento presente?

Ebbene, anche in questo caso funzionerebbe solo per poco, perché si tratterebbe di gioia momentanea.

Tutti infatti percorriamo il cammino della vita cercando qualcosa che spesso, anche trovandolo, non potrà che donarci un benessere temporaneo. Una casa più bella, una relazione più appagante, un lavoro meglio retribuito, un corpo più desiderabile.

Nel momento però in cui qualcuno di questi traguardi viene raggiunto, la mente va là dove ancora c’è qualcosa che manca. Il risultato è quindi un perenne senso di insoddisfazione.

Perché?

Per arrivare alla risposta, facciamo ora uno step indietro, alle origini.

Secondo l’etimologia, l’origine del termine “felice” è da ricondursi alla radice sanscrita bhu- (poi trasformatasi in foe- o in fe- ) da cui il greco φύω (fyo) = produco, faccio essere, genero (da cui hanno origine i termini fecondo e feto). 

La felicità quindi è da ricondursi non ad un sostantivo bensì ad un verbo: quello del fare, del produrre, qualcosa che genera. 

Ha più a che vedere con un movimento che ad uno stato dell’essere.

Questo quindi presuppone che dietro ci sia una volontà, che ha origine dentro di noi, non fuori.

Basti pensare a tutte quelle persone che, ad un certo punto, in seguito a qualcosa di terribile capitato nella loro vita, affermano frasi come: “adesso trovo davvero felicità in ciò che davo per scontato prima”. 

Attenzione: questo non accade perché le piccole cose sono tutto d’un tratto diventate più importanti. 

È la persona che fa la differenza: cambiando prospettiva, percepisce le cose in modo diverso.

Se quindi ti senti insoddisfatta della tua vita ora, la colpa non è di nessuno – nemmeno delle circostanze. 

Ecco che, forse, giungiamo ad una prima grande verità: non puoi trovare la felicità se non inizi tu stessa ad essere una persona felice. 

Quelle circostanze cambieranno solo se inizierai TU a cambiare.

Sembra paradossale, vero? Eppure è così.

La buona notizia è che in questo puoi… ALLENARTI!

Come essere felici.. allenandosi 

Proprio così. Puoi allenarti ad essere più felice, perché è un fattore che dipende solo da te. 

La responsabilità in tutto questo gioca un ruolo fondamentale, ed è il primo grande mindshift che incontriamo quando intraprendiamo un cammino di crescita che ci aiuta a migliorare la nostra vita. 

Siamo sempre tutti molto attenti ad allenarci se in gioco c’è il nostro corpo, lo studio, la concentrazione e via dicendo.

Eppure, non ti sembra assurdo che nella nostra società il nostro benessere interiore sia per lo più dato da qualcosa di esterno o, peggio ancora, dal caso?

Ecco, è come se all’interno di noi stessi ci fossero dei ‘muscoli’ atrofizzati, direi quasi dimenticati, come quello della consapevolezza o della resilienza.

Il fatto che una persona abbia un mindset positivo, che sia in grado di sopravvivere agli ostacoli della vita, che sia resiliente, non è da dare per scontato.

Quella persona non è semplicemente nata così. Non è stato un caso.

Ha ottenuto tutto questo attraverso un costante lavoro su di sé che ha origine  proprio da una presa di responsabilità quotidiana.

Allenandosi ogni giorno con piccole azioni, quella persona è stata in grado di trasformare radicalmente la sua vita. E così possiamo fare tutti, anche tu.

Perché la vita accade e accadrà sempre, e la felicità non deve essere un punto di arrivo.

È, invece, dare un senso a questo percorso, con tutti gli alti e bassi che possiamo incontrare nel nostro cammino.

A proposito di questo, all’interno di Ritualmente diciamo sempre che ognuno di noi ha due scelte che può intraprendere ogni giorno:

1- scegliere di essere vittime rimanendo in balìa degli eventi;

2- scegliere di essere felici , ogni giorno, allenandoci duramente per cambiare da dentro a fuori.

Io ho scelto la seconda strada, tanto tempo fa.

E in questo articolo, ti vorrei riassumere i fattori che ho individuato essere gli ingredienti per una vera e propria “ricetta della felicità”, da poter applicare ogni giorno nella tua vita. 

Come essere felici in 3 passi: la ricetta della felicità

Prima di spiegarti la ricetta della felicità, ci terrei a fare solo una premessa.

Da questo momento in poi, metti da parte la frase “sarò felice solo se…”.

È il più grande tranello che la nostra mente può ci può causare.

Qui ci concentreremo su 3 caratteristiche, passi, o forse meglio ancora 3 ingredienti fondamentali con cui potrai dare una smossa incredibile alla tua vità già da ora. 

Da come hai appreso nei paragrafi precedenti, dipende tutto da noi.

Delegare la nostra condizione di benessere interiore a qualcosa di esterno non ci permetterà di prendere davvero in mano la nostra vita e far sì che possa diventare un’ incredibile opera d’arte, di cui le ombre sono parte integrante.

Ricordati che tu non sei il quadro ma l’artista. Sei tu che decidi come posizionare quelle ombre e in che modo utilizzarle per esaltare i soggetti del tuo quadro. 

Utilizzando un’altra metafora al posto del quadro: tu sei lo chef che con maestria seleziona gli ingredienti giusti e li mixa in modo tale da rendere quel dolce unico e speciale.  

E se la felicità fosse un… tiramisù? 🙂

Quali sarebbero i suoi ingredienti? 

Andiamo ora ad approfondirli passo dopo passo!

1° passo per la felicità: la Resilienza

Se la nostra vita fosse un delizioso tiramisù, il caffè non potrebbe essere altro se non la resilienza che, liquida, si adatta ad ogni circostanza e ci rende proattivi per andare di fronte alle difficoltà con forza ed energia, permettendoci di trasformarle in opportunità.

Perché è così importante la resilienza per essere felici?

Perché la prima cosa da fare è innanzitutto partire dove si è e ACCETTARE la situazione in cui ci si trova, qualsiasi essa sia.

Hai mai visto un caffè combattere per non entrare in una tazzina? 

In qualsiasi tazza tu voglia versarlo, questo ingrediente si adatta, accetta dov’è senza per questo modificare la sua sostanza e le sue proprietà.

Quindi il primo passo fondamentale è innanzitutto scoprire, riconoscere  e accettare la realtà presente in cui ci si trova. 

Non c’è da combattere nulla. Andare contro la propria vita è come insistere di voler vincere una battaglia già persa in partenza.

Accettando la situazione invece, ci ritroviamo a scoprire nuove strategie per affrontarla: ecco che emerge la resilienza

L’ostacolo può diventare quindi una grande opportunità.

Perché il dolore è inevitabile per natura, ma la sofferenza è solo causa nostra. 

Si può crescere senza soffrire con un mindset potenziato, vedendo il dolore come opportunità per poter tornare più forti. 

Il dolore infatti ci concede di entrare in profondità dentro noi stessi e questo ci permette di scoprire risorse che altrimenti non avremmo mai pensato che esistessero.

Non è semplice ma ci si può allenare a questo, partendo proprio dall’accettazione, dal non porre resistenza alla vita, anche nelle piccole cose.

Ti faccio un esempio.

Capita a tutti di vivere delle situazioni in cui facciamo fatica a fare qualcosa che proprio non ci piace e che non avremmo voglia di fare, come compiere le faccende di casa, studiare un argomento che ci annoia da morire oppure portare a termine un lavoro che non abbiamo voglia di fare. 

Una via è quella di passare tutto il tempo a lamentarci, a procrastinare, a ripeterci in testa quanto sia tutto così noioso e pesante.

Ecco, questo è tutto tranne che vivere nell’accettazione. 

Quando accettiamo infatti lasciamo andare la resistenza.

Una pratica che ti consiglio di utilizzare per allenare l’accettazione, e quindi sviluppare più resilienza nel tuo quotidiano, è la strategia del cronometro

Se ti ritrovi in una condizione in cui devi fare qualcosa che non ti piace, fai partire il cronometro per 30 minuti e semplicemente FALLA, senza lasciarti autosabotare continuamente dalla tua mente.

In questo modo entri subito nel flusso cambiando livello di energia (dal pensare al fare), aumenti il tuo senso di autoefficacia nel portare a termine quella cosa e alleni il senso di compiutezza. 

Ti assicuro che finiti quei 30 minuti ti sentirai davvero molto meglio. Provare per credere!

Un altro metodo molto efficace per allenare la resilienza nel quotidiano è la doccia fredda: se ti incuriosisce, in questo articolo ti spiego perché è un’abitudine così efficace! 

2° passo per felicità: la Consapevolezza

Per continuare a comporre il nostro incredibile tiramisù della felicità, i savoiardi potrebbero rappresentare la consapevolezza. 

Questi biscotti infatti sono un ingrediente malleabile che si può ammorbidire e, al tempo stesso, danno vera consistenza al nostro dolce mettendosi in mezzo agli altri ingredienti, creando quindi uno spazio tra uno strato di mascarpone e l’altro. 

In Ritualmente parliamo tanto di questo “ingrediente”, perché chi vive nell’inconsapevolezza non è in grado di dare struttura e consistenza alla sua vita. 

Di conseguenza, vive in balìa degli eventi senza porre uno spazio tra gli stimoli che riceve e la risposta che dà.  

La persona inconsapevole si lascia così sopraffare dalle emozioni (molto spesso rabbia, frustrazione, tristezza) e non si rende conto di cosa invece stia realmente accadendo al suo interno. Di quali pensieri ed emozioni stia effettivamente provando.


Tutto questo porta inoltre un inevitabile senso di impotenza che diventa un’ulteriore causa di sofferenza. 

Quando iniziamo ad allenare la consapevolezza invece, all’improvviso facciamo luce su tutte quelle reazioni, quei meccanismi che attiviamo quasi in automatico.

Solo in questo modo, guardandoli in faccia e riconoscendoli, possiamo iniziare ad identificare ciò che realmente sta accadendo per iniziare a cambiare strada. 

Ti faccio un esempio davvero molto banale e comune per renderti il concetto più semplice.

Prendiamo in considerazione una persona che si identifica come timida, perché non riesce ad interagire come vorrebbe in occasioni di socialità. 

La persona timida, da inconsapevole, si dice: “sono nata così, non ci posso fare niente”. Quando invece comincia ad acquisire consapevolezza, inizia a far caso a tutte le sue voci interiori nel momento in cui si trova nelle condizioni di socializzare, come ad esempio: “ti stanno guardando, guarda come sei stupida, ti stanno giudicando” eccetera.

Allenare la consapevolezza ci aiuta a percepire i pensieri, emozioni e sensazioni e a discernerli dalla realtà. Cominciamo a chiederci: “questo pensiero è reale? È oggettivo?” 

Si impara ad applicare un distacco per un momento: proprio lì si apre quello spazio in cui si è liberi di agire diversamente.

A questo punto, tornando al nostro esempio di prima, la persona timida può decidere se continuare a reagire in modo automatico oppure prendere atto della sua situazione, iniziare a lavorare su quei pensieri  e lasciar andare il loop di negatività che porta ad autosabotarla ogni volta che prova a farsi conoscere. 

Questa è una chiara dimostrazione del fatto che se non siamo soddisfatti di qualche aspetto della nostra vita, c’è sempre un raggio d’azione sul quale poter intervenire, allenandoci ogni giorno: aumentare la propria consapevolezza significa proprio questo. 

Come? I modi sono davvero tanti. Attraverso la meditazione quotidiana, la mindfulness, la scrittura consapevole, oppure con un percorso di crescita personale, ad esempio come quello che proponiamo in Ritualmente!

3° passo per la felicità: Il significato profondo 

Come sarebbe il tiramisù senza lo zucchero? Probabilmente… Immangiabile.

Lo zucchero è l’ingrediente che nei dolci non si vede mai, eppure è indispensabile. 

Ecco, allo stesso modo la nostra vita senza un significato profondo avrebbe poco senso di esistere. 

È qualcosa che non emerge in modo distinto e chiaro, ma inevitabilmente permea tutta la nostra esistenza. 

Anche in questo caso, il fatto di dare un significato alle proprie giornate e lavorare sul senso profondo di se stessi è un esercizio da compiere quotidianamente. 

Lo si può fare attraverso l’introspezione, la creazione di una visione, la meditazione (soprattutto lo yoga della risata, che smuove emozioni e lavora sul senso profondo e sul riconoscimento di sé), le tecniche di scrittura, la pratica della gratitudine. 

Altrimenti si rischia di dare per scontato ogni cosa, lasciando che la vita scorra senza più un senso. Inaridendosi e anestetizzandosi alla vita stessa. 

Entrando invece più a contatto con se stessi, con la profondità del proprio essere, si inizia a vivere non più nella mente ma nel sentire. 

Il significato profondo infatti non consiste semplicemente nel porsi degli obiettivi da raggiungere, perché in quel caso si è ancora ad un livello più superficiale, quello mentale.

Vuol dire invece essere completamente intonati al momento presente, avere l’energia giusta per dare un senso a ciò si fa nel qui ed ora, anche alle piccole cose.

Questo non vuol dire vivere senza progettualità e senza una prospettiva futura, anzi: avere una visione è indispensabile perché è ciò che ci mette in moto.

Il punto è che non dobbiamo permettere a quest’ultima di distoglierci dal presente. 

Altrimenti il rischio è di rendere concreta quella famosa frase che dice:

“La vita è ciò che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti”. 

E sono sicura che nessuno, nemmeno tu vorresti arrivare a questo punto.

Vivendo nel sentire dai un senso alle piccole cose della giornata, in tutte le sue sfumature. Hai la certezza che ogni azione, ogni giorno conta e non è necessario aspettare che un momento migliore arrivi.

Non hai più bisogno di rimanere in attesa di nulla perché il tuo senso è dato dall’oggi, non è legato al futuro o al passato.

Senti che il momento migliore è adesso, con tutto quello che c’è. Anche se non è perfetto, perché è l’intenzionalità con la quale lo vivi che fa la differenza.

Non è vero che ‘se lo faccio domani va bene lo stesso’.

No, stai sprecando un’opportunità. Stai facendo del male a te stessa.

Allenati allora, già da oggi, a non fare un torto a te stessa. 
Allenati nel cogliere, già da oggi, l’opportunità e di non rimandare a domani ciò che è davvero importante per te.
Allenati a fare in modo che, già da oggi, ogni giorno conti, per davvero.

Insisto sulla parola “allenamento” perché è quel legante fondamentale che contribuisce alla creazione del nostro tiramisù della felicità.  

Il lavoro su di sé attraverso un allenamento costante (proprio come in palestra) è proprio quello che, nel lungo periodo, anche con gli insuccessi fa sì che ci trasformiamo in persone migliori, più felici di quelle del passato. 

Ecco che arriva il cambiamento. Il dolce ora è pronto per essere servito. 🙂

Da quale ingrediente inizierai per comporre la tua ricetta di felicità? Faccelo sapere in un commento qui sotto!