La mancanza di empatia è uno dei problemi principali della nostra società, al giorno d’oggi. 

Sebbene infatti la tecnologia da una parte ci abbia reso tutti più connessi, al tempo stesso questo strumento non ci ha mai reso così tanto distanti.

Tante persone passano sempre di più il loro tempo davanti ad un piccolo schermo senza curarsi di quelle che hanno intorno.

Escono con gli amici oppure vanno ad un pranzo di famiglia, eppure non riescono mai ad essere presenti completamente: basta una notifica che faccia vibrare il cellulare e subito prendono le distanze dal mondo circostante, entrando in un tunnel che crea sempre più dipendenza.

Restano in superficie, non si danno il permesso di andare in profondità. 

Perché fa paura, perché è scomodo, perché non è piacevole.

Annegano così le loro paure, le loro emozioni e sensazioni in distrazioni.

Non si danno il permesso di entrare in contatto con loro stesse, e così nemmeno con gli altri. 

Empatia cosa significa

Non ci si preoccupa di migliorare la propria consapevolezza, rimanendo così costantemente reattivi ed impulsivi. 

Basta vedere un post sui social che provoca un certo fastidio e non si pensa nemmeno per mezzo secondo che dall’altra parte ci sia una persona in carne ed ossa.

Ci si arreca il diritto di riversare la rabbia e frustrazione in un commento, senza curarsi delle conseguenze che questo apporterà una volta che verrà letto.

Perché si, quel commento verrà letto. Da un essere umano con due occhi che vedono e con un cuore che sente. E che, forse, verrà ferito. 

Se non è accuratamente ben utilizzata, questa forma di comunicazione (di per sé limitata) si può trasformare davvero in un’arma a doppio taglio.

Perché così come noi possiamo fare male a qualcuno senza rendercene conto, la stessa cosa potrebbe accadere a noi, da un giorno all’altro. 

La mancanza di empatia (assieme ad un uso inconsapevole della tecnologia) porta a questo. E non solo.

Ma che cos’è esattamente l’empatia? Perché è così importante svilupparla?

In questo articolo andremo ad approfondire questo sentimento in tutte le sfaccettature e ti darò anche qualche strategia per iniziare a svilupparla e praticarla, in primis verso te stessa.

Andiamo prima a fare un po’ di chiarezza, definendo innanzitutto cosa NON è l’empatia. 

Cosa NON è l’empatia

È pietà? Non esattamente. 

Avere pietà di qualcuno significa considerare la persona con cui abbiamo a che fare in un qualche modo “inferiore” a noi, o comunque non al nostro stesso livello.

Al tempo stesso, l’empatia non si può nemmeno paragonare alla “compassione”: quest’ultima infatti è un’abilità che non ci è innata. 

La compassione è quella spinta che ci motiva ad agire in funzione degli altri o comunque per un bene superiore, che va oltre il nostro personale interesse. 

Empatia significato

Ma cos’è quindi l’empatia e qual è il suo significato? 

Empatia è un termine che deriva dal greco en-pathos, che significa: “sentire dentro”.

In psicologia è definita come la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo, o nella situazione, di un’altra persona, senza farsi però travolgere e mantenendo quindi una scarsa partecipazione emotiva.  

È, in sostanza, l’abilità di “mettersi nei panni degli altri”. 

Ad esempio, se vediamo una persona triste alla quale è successo qualcosa di grave, l’empatia ci fa comprendere e sentire la sua tristezza, senza però farci trascinare dalla disperazione. 

Non è sempre facile mantenere il distacco, proprio per questo motivo è così importante migliorare la propria consapevolezza, il ponte che ci può portare dall’empatia, che è pura sensazione, alla compassione, che è invece azione

Bilanciare empatia e compassione è quindi la chiave per migliorare le nostre relazioni e il modo con cui ci rapportiamo nei confronti degli altri. 

Si può sviluppare empatia nell’era del digitale? Una visione ottimista

Ritornando al discorso iniziale, è evidente che gli strumenti digitali di cui facciamo uso abbiano delle limitazioni.

Questo perché di fatto la comunicazione online è nata come sostituzione di quella telefonica, considerata forse troppo sconveniente e, per certi versi, invadente. 

Sono così arrivati i messaggi di testo, velocizzando la comunicazione e apportando un grande cambiamento nella forma di interazione tra esseri umani. 

Il punto è che queste invenzioni non sono state create per diventare dei sostituti migliori rispetto alla comunicazione vis-a-vis, ma per essere un’evoluzione di una sostituzione poco più che accettabile. 

La cosa alquanto bizzarra è che nella nostra società odierna abbiamo iniziato a preferire questi sostituti, per quanto inferiori! 

come sviluppare empatia

Perché affaticarsi per incontrare qualcuno, quando basta una telefonata o una videochiamata veloce? Oppure, meglio lasciare un messaggio vocale, così si può dire ciò che si deve dire senza essere interrotti. 

Sembra quasi che più abbiamo la nostra vita a portata di click, più la teniamo lontana dal nostro cuore.

Ma la visione è davvero così catastrofica come sembra? 

In realtà no. Come sempre, non è questione di essere pro o contro la tecnologia, ma di trovare un equilibrio – quello da cui in fondo dipende la nostra vita. 

Perché non è la tecnologia in sé a danneggiare i nostri rapporti, quanto più il modo in cui noi la utilizziamo. 

Dobbiamo solo renderci conto che le relazioni umane non possono essere sostituite da una tecnologia, e che è necessario maturare un uso consapevole della stessa a vantaggio dell’uomo e delle sue relazioni con il mondo circostante.

Nessuna macchina al mondo infatti può essere in grado di provare empatia al posto nostro e nessun tentativo di superare questo limite sta dando dei risultati soddisfacenti. 

Questo perché l’empatia è una caratteristica che è intrinseca alla nostra natura di esseri umani e, in quanto tale, non può essere riprodotta. 

Empatia e neuroni specchio: una caratteristica insita nell’essere umano

È scientificamente provato infatti che la capacità di provare empatia è innata nell’essere umano e, a sostegno di questa tesi, esistono gli studi sui neuroni specchio

La caratteristica principale di questi neuroni, da cui deriva anche il loro nome, è che si attivano non solo nella persona che compie un movimento, ma anche in chi la sta osservando.

Mentre osserviamo gli altri quindi, abbiamo anche l’opportunità di capire e, in certi sensi, prevedere, le loro intenzioni, comprendere le loro emozioni e, quindi, provare empatia.

“Questo ci consente di uscire da un concetto mentalistico e freddo, riportando tutto al corpo. Io ti capisco perché sei simile a me. Non deduco, ma sento. C’è un legame intimo, naturale e profondo tra gli esseri umani. Il processo non è logico ma intuitivo”. 

Dott. Rizzolatti,

scopritore dei neuroni specchio

Tutti abbiamo, quindi, la capacità di immedesimarci nelle situazioni altrui, empatizzando con le loro gioie e con le loro sofferenze. Seppur con tutte le differenze del caso: ad esempio, secondo Rizzolatti i neuroni specchio si attivano o meno in base a specifici fattori sociali e/o culturali.

A volte infatti, l’empatia non scatta perché facciamo fatica a riconoscere noi stessi nel prossimo, oppure perché non lo sentiamo particolarmente “vicino”: questo spiega perché siamo più portati a provare empatia per i nostri amici o parenti, piuttosto che per una persona sconosciuta. 

Ma perché la capacità di “sentire” le emozioni altrui dovrebbe essere così importante per noi e per le nostre relazioni?

A cosa serve l’empatia e perché migliora le nostre relazioni

La componente affettiva è la prima a svilupparsi dalla nostra nascita, alla quale soltanto successivamente si aggiunge la componente cognitiva. 

Basta osservare infatti il comportamento di un neonato nei confronti della madre: il piccolo reagisce in modo istintivo a qualsiasi stato emotivo della mamma senza il bisogno della mediazione del pensiero. 

Se la mamma è triste, spaventata, calma o felice, lo sarà anche il bambino. 

Là dove quindi non arriva il linguaggio, il pensiero razionale e logico, arriva l’empatia. 

Empatia: a cosa serve

Questo ci è incredibilmente utile e vantaggioso non solo quando siamo neonati, ma anche quando, da adulti, ci ritroviamo in presenza di situazioni in cui vi è incomprensione o mancanza di comunicazione. 

Da un punto di vista evolutivo infatti, l’empatia è un’abilità molto adattiva, che ci aiuta a relazionarci con il prossimo e, di conseguenza, ad evitare parecchi ostacoli. 

L’essere umano è da sempre stato definito un “animale sociale”, proprio perché dalla cooperazione con altri esseri umani ha tratto uno dei suoi vantaggi più grandi, a scapito di altre specie. 

Le nostre interazioni vengono enormemente facilitate nel momento in cui riconosciamo le emozioni degli altri e viceversa. 

Questo vale sia nella vita personale che sul posto di lavoro: non è bello entrare in ufficio e sentire un clima di accoglienza, dove sai che qualsiasi cosa tu possa provare, avrai il tuo o la tua collega vicino che saprà comprenderti?

E non è altrettanto meraviglioso sapere che, dopo una giornata stressante e faticosa, puoi tornare a casa e avere la certezza che chi ti aspetterà saprà comprendere il tuo stato d’animo e sarà in grado di rimanere al tuo fianco? 

“L’empatia è la scintilla che fa scaturire l’interesse umano per gli altri, il collante che rende possibile la vita sociale”.

Martin Hoffman

docente di psicologia dell’Università di New York

Ora però forse potrebbe sorgerti un altro dubbio: se porta così tanti vantaggi, come mai è così difficile svilupparla? 

Perché a volte è così difficile sviluppare empatia

La questione è molto semplice.

Non siamo abituati a rimanere in contatto con le nostre emozioni e sensazioni – figuriamoci con quelle degli altri!

Quando sentiamo arrivare qualche sensazione sgradevole ad esempio, cerchiamo di scacciarla via in tutti i modi possibili e inimmaginabili. 

Ci giudichiamo se proviamo certe emozioni rispetto ad altre. 

Le classifichiamo in “buone” o “cattive”, proprio come faceva la nostra maestra di asilo mettendoci in punizione se osavamo esprimere la nostra rabbia o il nostro risentimento.

È un problema soprattutto culturale e sociale, più che individuale.

Non ci è dato permesso di provare emozioni negative, perché non sono socialmente accettate.

Di conseguenza ci vergognamo, tentiamo di reprimerle o di nasconderle. 

L’utilizzo non consapevole della tecnologia può, come anticipato all’inizio dell’articolo, enfatizzare questo processo.

È facilissimo distrarsi al giorno d’oggi: basta prendere in mano il telefono e mettersi a “scrollare” la home di Instagram all’infinito, oppure vedersi qualche video divertente di gattini. Dopo qualche risata, tutto passa. Apparentemente.

Poi però ci chiediamo perché abbiamo difficoltà a dormire e soffriamo di insonnia…

L’empatia è un sentimento. E come altri sentimenti, a volte è difficile da gestire. 

Perché spesso implica il fatto che si proverà disagio, soprattutto se si è a contatto con persone che stanno soffrendo o stanno vivendo un momento difficile.

migliorare le relazioni con l'empatia

Chi non è in grado di accettare e accogliere questa tipologia di sensazioni in se stesso, sarà molto probabilmente portato a fare la stessa cosa con gli altri.

Ad esempio, cercando di trovare a tutti i costi una soluzione, quasi come se sentisse l’urgenza di risolvere quel problema il prima possibile per portare a termine la sofferenza di quella persona che si trova in difficoltà. 

Ma non si può dare alcun consiglio o soluzione adeguata se prima non si impara ad ascoltare per davvero chi si ha di fronte, accogliendolo con il suo vero modo di sentire. 

In certi casi, basta soltanto questo. Non serve nemmeno trovare una soluzione. 

Riassumendo quindi, non possiamo provare empatia verso gli altri e immedesimarci nelle loro emozioni se prima di tutto non siamo in grado di riconoscere, accettare e accogliere ciò che noi stessi proviamo.

L’individuazione, il riconoscimento e la gestione delle emozioni (specialmente di quelle negative) costruiscono le fondamenta per qualsiasi percorso di crescita personale e ci aiutano a migliorare la comunicazione con gli altri e con il mondo circostante. 

Quindi, se vuoi imparare a essere più empatica e accogliente verso il prossimo, dovrai prima di tutto imparare ad entrare più in intimità con te stessa. 

5 modi per sviluppare più empatia

Se hai difficoltà ad avere a che fare con l’empatia, in questo paragrafo potrai trovare alcuni suggerimenti e pratiche da poter applicare nel tuo quotidiano per cominciare a svilupparla in modo consapevole. 

1 – Familiarizza con le tue sensazioni.

Impara a comprendere che nessuna emozione o sensazione che provi è negativa o positiva. Semplicemente, sono quel che sono e ognuna ha una sua specifica funzione. Impara a dare loro spazio in modo consapevole. 

In questo articolo puoi trovare molti suggerimenti a riguardo, ma puoi anche applicare una tecnica molto semplice quanto efficace per iniziare.

Appena senti che arriva un sentimento per te sgradevole, fermati. Non cercare subito di evitarlo con distrazioni. 

Prendi consapevolezza di ciò che senti e dì a te stessa: “sto provando questa sensazione e vado bene così”.

Stai con quel disagio per un po’: vedrai che più ci presti attenzione e gli darai spazio, più questo inizierà a diminuire di intensità fino a scomparire quasi del tutto.

2) Verbalizza ciò che stai provando

Un altro modo per sviluppare empatia e quindi entrare a contatto con una parte più emotiva di noi stessi è quello di dare un nome ai propri sentimenti. 

Puoi farlo attraverso il metodo della scrittura, mettendo nero su bianco quello che provi, oppure identificando in quale area del corpo stai provando disagio. 

Modi per sviluppare più empatia: familiarizza con le tue sensazioni

Emozioni e corpo fisico sono strettamente connessi: se si manifesta una sensazione, inevitabilmente apparirà il suo sintomo fisico da qualche parte nel tuo corpo. 

Porta l’attenzione al tuo interno: la tua mente e il tuo corpo in questo momento hanno bisogno di tempo e di spazio, non necessariamente di una risposta immediata. 

3) Abbracciati!

Il contatto fisico per noi esseri umani non è solo importante, è vitale.

Se non siamo noi i primi a concedercelo, chi altro può farlo al posto nostro?

Non avere paura o vergogna di abbracciarti, specialmente quando stai vivendo un momento difficile. 

Magari all’inizio ti risulterà forzato, ma col tempo potrà diventare una pratica sempre più naturale. D’altronde, anche questo è un modo per riconnetterti con te stessa. 

4) Concediti uno spazio solamente per te 

Ritagliati un luogo soltanto tuo dove puoi sentirti a tuo agio, permettere a te stessa di sfogarti ed esprimere tutto ciò che sta accadendo dentro di te.
Che sia piangere, urlare, ridere, ballare, qualunque cosa sia va bene.

La regola è non avere restrizioni. 

Il bello dell’empatia è che più la pratichi su di te, più sarà facile e naturale manifestarla anche nei confronti degli altri. E, nel frattempo, imparerai a connetterti ad un livello più profondo con te stessa, migliorando le tue relazioni.

Modi per sviluppare più empatia: concediti uno spazio solo per te

5) Allena il tuo ascolto e rendilo “attivo”

Ho deciso di inserire anche quest’ultima pratica, sebbene sia rivolta verso gli altri, perché può essere praticata in parallelo ad un lavoro interiore su di sé. 

Quante volte, mentre stai ascoltando qualcuno, stai DAVVERO sentendo ciò che sta dicendo? Molto spesso facciamo finta di ascoltare, perché abbiamo già un’idea di cosa dire all’altra persona prima ancora che inizi a parlare. 

Se ci fai caso, la maggioranza delle volte non stai ascoltando l’altro, mettendoti in una posizione di completa apertura, ma stai dando attenzione al tuo dialogo interiore in relazione alla persona che hai di fronte.

Se sei una persona che interrompe spesso, questo è un motivo in più per imparare a praticare l’ascolto attivo.

Cerca quanto più possibile di liberare la mente dai tuoi pensieri e porre attenzione esclusivamente a ciò che sta dicendo l’altra persona. 

Quando ha finito di parlare, prenditi un momento per riflettere, porre domande, approfondire il suo punto di vista. Non dare le cose che dice per scontato, vai più in profondità con curiosità. 

allena il tuo ascolto per sviluppare empatia

Puoi praticare l’ascolto attivo inizialmente con persone della tua cerchia, che condividono le tue opinioni, ma ancor più interessante potrebbe essere praticarlo con chi condivide un’idea o un punto di vista completamente diverso, se non opposto dal tuo. 

Spero che l’articolo ti sia piaciuto e ti abbia fornito qualche spunto utile per riflettere sul concetto di empatia e imparare ad applicarla, prima di tutto, verso te stessa.

Fammi sapere con un commento qui sotto cosa ne pensi e da quale modalità ti piacerebbe iniziare per sviluppare più empatia!