Hai iniziato ad approcciarti da poco allo Yoga, senti che ti incuriosisce ma non sai da dove partire? 

Chi si sente attratto da questa disciplina inizia per motivi diversi, a volte vaghi, a volte più specifici: magari per avere un fisico più flessibile, oppure per per sciogliere lo stress e le tensioni della giornata, oppure per conoscersi ad un livello più profondo.  

Da qualche parte si comincia sempre, qualunque sia il motivo, e non è l’inizio ma il percorso (e il modo con cui lo affrontiamo) che fa la differenza e che determinerà poi una nostra – possibile – evoluzione. 

Un aspetto che però riguarda tutti coloro che iniziano ad approcciarsi a questa disciplina così vasta e millenaria come lo Yoga è che molto spesso, il concetto che più risuona più nella mente, è principalmente uno: confusione

Tantissime pratiche, tantissimi stili, tantissimi insegnanti, molto diversi tra loro e addirittura con modalità quasi opposte. 

Com’è possibile orientarsi in tutta questa vastità di scelta? 

Ricordo ancora una conversazione di anni fa, quando raccontai ad una mia amica la mia prima lezione di Vinyasa Yoga, e questa fu la sua risposta:

 “Ma come, io ho fatto una lezione di Yoga “noiosissima” che ci ha fatto stare per non so quanti minuti nella stessa posizione, e tu mi dici che ne hai fatta un’altra dove non ti fermavi un secondo? Com’è possibile?” 

È normale che emergano questi dubbi, soprattutto se si è all’inizio di un percorso che offre davvero tantissime possibilità e vie.

Ed è per questo che è così importante, in questa fase, avere una prospettiva di che cosa sia davvero lo Yoga, comprendere cos’è realmente e perché dà determinati benefici, prima ancora di praticarlo.

In questa guida quindi ti accompagnerò, passo dopo passo in questo mondo (anzi direi più Universo) per darti le informazioni necessarie che potranno aiutarti ad avere dei punti di riferimento entro i quali muoverti, orientarti e direzionare il tuo cammino. 

Non è necessario infatti riempirsi di tante nozioni, specialmente all’inizio, perché si rischia solo di aumentare ancor di più la confusione. 

Applicheremo quindi già da subito uno dei principi basilari dello Yoga, che è: 

Fare l’essenziale, il minimo che ci serve, ma in modo intelligente

per ricavarne il massimo risultato. 

Comprenderai quindi:

  • Che cos’è lo Yoga (ma soprattutto, cosa NON è!);
  • Quali sono le sue origini (qualche accenno) e i suoi principi; 
  • Quali sono i primi passi per iniziare a fare yoga;
  • Una panoramica degli stili odierni più conosciuti qui in Occidente;
  • Consigli utili per la propria pratica e i fattori da prendere in considerazione per capire se si è sulla strada giusta.

Prima di iniziare a leggere però, ti chiedo di fare una cosa: 

Prenditi un momento ora per chiudere gli occhi, fare qualche respiro e dimenticarti di tutto ciò che sai rispetto a quello che ti è stato detto, che hai saputo o che hai letto, sullo Yoga fino ad ora.

Mantieni uno spazio vuoto dentro di te per accogliere, con curiosità, tutto ciò che di diverso, rispetto a quanto avevi immaginato, comprenderai leggendo questa guida. 

Quando sei pronta, apri gli occhi e inizia ad approcciarti a queste nuove conoscenze proprio come fa un bambino desideroso di conoscere, e nulla più.

Ora, sei pronta. Buona lettura! 

Cosa NON è lo Yoga?

Perché iniziare proprio da cosa non è lo Yoga? Perché arrivare subito alla definizione di “cos’è lo Yoga” in modo diretto è complesso e rischia di non far apprendere il concetto nella sua totalità.

A questo proposito, prendo in prestito una tecnica che gli Indiani che usano per definire tutto quello che una cosa non è: si chiama “neti neti”, espressione sanscrita che significa “né questo né quello”.

Tieniti pronta a rimettere un po’ in discussione tutte le tue credenze rispetto a questa disciplina 🙂 

1) Lo Yoga non è uno sport 

Anche se si pratica con il corpo, lo Yoga è una cosa totalmente diversa rispetto ad una ginnastica o a una disciplina sportiva.

Gli sport hanno degli obiettivi specifici di tipo competitivo, che sia un risultato da ottenere o il miglioramento di una condizione di partenza, invece lo Yoga non si pone questo tipo di problema.

L’attenzione infatti in questo caso è rivolta a dove si sta andando in ogni momento presente, non al punto di arrivo. 

2) Lo Yoga non è una religione

Anche se strettamente collegata alla cultura e mitologia indiana, non è da considerarsi una pratica religiosa.

Le religioni infatti ci vincolano ad una serie di atteggiamenti, dogmi, liturgie. E soprattutto, hanno a che fare con quello in cui noi crediamo.

Lo Yoga invece ha a che fare con ciò che sentiamo, con quello che scopriamo, con ciò che emerge durante l’esperienza della pratica stessa. 

3) Lo Yoga non è solo posture fisiche (asana)

Quello che affronteremo in questa guida, e che è anche ciò che per l’80% dei casi è arrivato a noi oggi, è solo una tipologia di Yoga, che parte proprio dal corpo fisico come mezzo di conoscenza interiore.

Ci sarebbero infatti altri approcci differenti da quelli posturali, dove a volte nemmeno si usa il corpo ma si fa invece leva su altri aspetti, come ad esempio i rituali, lo studio o il controllo della mente (ma tutto questo non verrà approfondito in questa guida).

Tornando al nostro approccio, più fisico, dello Yoga posturale, bisogna però specificare che anche questo non è caratterizzato unicamente dalla pratica sul tappetino attraverso le posture (asana).

Se hai avuto la fortuna di incontrare già qualche bravo/a insegnante, forse ti sarai interfacciata, durante la lezione, con qualche esercizio di respirazione (pranayama) oppure con qualche tecnica di concentrazione/visualizzazione.

Nello Yoga infatti, l’approccio è sempre olistico

c’è l’attenzione sul corpo, ma anche sulla mente e sullo spirito. 

Questo è un elemento importante che ti aiuterà a sviluppare un occhio critico nei confronti delle situazioni che affronterai da ora in avanti. 

Se infatti ti ritrovi in una scuola dove si affronta solo UN aspetto dello yoga (per esempio solo l’aspetto degli asana), allora, alla luce di quanto detto sopra, in quella scuola non si fa Yoga ma una ginnastica ispirata al metodo “Yoga Asana”.

Attenzione: non c’è assolutamente nulla di sbagliato in questo! Ma è giusto avere consapevolezza di ciò che si sta facendo, chiamando le cose con il loro nome appropriato. 

4) Lo Yoga non è una moda

Grazie anche ai social media, è ormai chiaro che lo Yoga sia diventato una vera e propria moda – ma quello che la maggior parte delle persone forse non sa è che lo Yoga dura dalla notte dei tempi ed è una disciplina talmente antica che ancora oggi non è ben chiaro a quando risalgono le sue origini (si ipotizza intorno al 5.000 a.C, attorno a quella che veniva chiamata la “Valle dell’Indo”). 

Ovviamente nel corso dei millenni ha avuto i suoi periodi di buio e di luce, ma è importante riconoscere il fatto che è qualcosa che appartiene all’essere umano praticamente da sempre, e che cambia e si trasforma nei tempi adattandosi alla cultura e all’epoca di riferimento. 

5) Lo Yoga non è solo una ricerca di benessere 

Non è quindi da confondersi nemmeno con pratiche che possono apparentemente risultare simili, come il pilates o altre ginnastiche posturali, ad esempio. 

Nello Yoga il benessere psicofisico è sicuramente qualcosa che arriva naturalmente e spontaneamente grazie all’esperienza della pratica, ma nella sua origine questo non è il suo fine ultimo: ha più a che fare con una “ricerca spirituale”. 

Ma di questo te ne parlerò in seguito. 🙂

Ma.. Cos’è quindi lo Yoga?!

Ora che abbiamo definito alcuni limiti, è il momento di entrare nel vivo della “faccenda”.

E quale modo migliore per farlo se non attraverso il racconto di un mito, una leggenda?

Per spiegarti cos’è lo Yoga, voglio quindi raccontarti la storia di Matsyendra, colui che è stato nominato il Signore dello Yoga, ritenuto responsabile di aver portato questa conoscenza antichissima sulla Terra. 

In India questa è una storia molto conosciuta, raccontata in tantissime varianti, per cui ti riporterò quella più diffusa (che si ritrova nello Hatha Yoga Pradipika):

Si narra che il Dio Shiva una volta si recò su un’isola solitaria per spiegare i misteri dello Yoga alla moglie Parvati. Un pesce, vicino alla costa, ascoltò ogni parola in modo concentrato e senza muoversi. Quando Shiva si accorse che il pesce aveva ascoltato di nascosto gli insegnamenti, lo cacciò via. Alla ricerca di un luogo in cui vivere, il pesce giunse in India, e quando si avvicinò alla terra si trasformò in un uomo. Il suo nome da quel momento fu Matsyendra (matsya = pesce, indra = padrone) , il signore dei pesci, e grato agli abitanti dell’India per averlo accolto, insegnò agli uomini tutte le posizioni e i segreti dello Yoga.

In questa bellissima storia possiamo ritrovare tre importanti punti chiave che costituiscono le fondamenta dello Yoga:

1 – Lo Yoga appartiene a tutti

Anche se è nato in India infatti, lo Yoga è per tutti e qualche hanno fa è stato addirittura definito Patrimonio Culturale dell’Umanità dall’UNESCO. 

Nella leggenda, il pesce è arrivato in India un po’ per caso: poteva benissimo approdare in un altro Paese! Gli insegnamenti trasmessi quindi sono universali, senza alcuna eccezione. Non c’è un popolo o una tipologia di persone “più giusta” per praticare questa disciplina. 

Questo è valido a maggior ragione quando sento dire frasi del tipo: “non sono abbastanza flessibile/non ho l’età/non ho le capacità” e via dicendo. Tutti, a partire dal loro livello, possono intraprendere questo percorso.

2 – Lo Yoga è accessibile attraverso l’ascolto

La Dea Parvati, come il pesce, ha appreso la potenza del messaggio dello Yoga in primis attraverso l’ascolto degli insegnamenti. 

Il racconto quindi ci suggerisce che l’ascolto nello yoga è la caratteristica più importante. Questo anche su un altro livello, quello di un ascolto più profondo, interiore. 

Lo Yoga infatti ci chiede sempre di tornare a noi, ad una profonda attenzione rivolta a noi stessi, per arrivare a comprendere chi siamo e cosa vogliamo diventare. 

E questo è possibile e accessibile solo attraverso l’ascolto. 

3 – Lo Yoga è una pratica trasformativa

Il pesce attraverso l’ascolto, ha fatto suoi gli insegnamenti dello Yoga e si è trasformato in Matsyendra, un essere umano. 

Il contenuto di questa disciplina quindi appare come un cammino di evoluzione individuale, come una trasformazione e un passaggio da una condizione di partenza ad un’altra più evoluta.

Lo Yoga quindi è un modo di guardare a se stessi e al mondo che porta l’essere umano a trasformarsi, ad aumentare la propria consapevolezza e ad elevarsi attraverso l’Esperienza, su tutti i livelli: percettivo, mentale/intellettuale e spirituale.

Anzi, possiamo proprio dire che lo Yoga è Esperienza: solo attraverso di essa può accadere il cambiamento, la trasformazione, che ha come fine ultimo quello di comprendere che l’essere umano non è nient’altro che uno specchio dell’Universo.

Perché quello che è fuori da noi, in realtà è anche dentro di noi.

“Conosci te stesso e conoscerai il mondo degli Dèi” (Oracolo di Delfi)

Forse ora so cosa stai pensando: 

Non è questo un concetto troppo lontano da assimilare nella quotidianità? Come faccio a rendermi conto di una conoscenza così profonda, se magari voglio solo iniziare a fare un po’ di yoga al mattino, anche solo per 10 minuti?

È normalissimo pensarla così. Questo infatti è il fine ultimo, il motivo per il quale lo Yoga è nato. Ma questo non vuol dire che debba essere l’unico scopo per chiunque ci si approcci, a maggior ragione se si è agli inizi. 

La cosa bella di questa disciplina infatti sta, ancora una volta, nel concetto di trasformazione: lo Yoga cambia con te e DENTRO di te. 

Questo significa che magari all’inizio comincerai a praticarlo per tutt’altri motivi, forse per risolvere un mal di schiena, ad esempio. Va benissimo anche così. 

Partire da dove si è non solo è auspicabile ma NECESSARIO

E in qualsiasi tappa in cui tu ti stia trovando, sappi che nello Yoga potrai sempre ritrovare gli strumenti giusti che più ti si addicono.

Vedrai che, con il tempo, molto probabilmente ti accorgerai che continuando a praticare il tuo sguardo si amplierà e ti porterà sempre più lontano, producendo un cambiamento nel tuo modo di vedere la pratica e di conseguenza anche nel motivo per cui stai continuando a farla. 

Magari, una volta soddisfatti i bisogni psicofisici, avrai voglia di praticare Yoga per conoscere e approfondire meglio la tua mente e il controllo dei tuoi pensieri, oppure per avvicinarti ad un aspetto di te più profondo, intuitivo e ancora inesplorato.

Tutto è in continua evoluzione e lo Yoga, se vorrai, potrà essere sempre lì con te, passo dopo passo, per fornirti l’esperienza più adatta in qualunque momento della tua vita. 

Muovere i primi passi: come iniziare a fare Yoga

Come accennato prima, ognuno di noi ha la sua strada. 

A volte la pratica dello Yoga entra nella nostra vita un po’ in sordina, in modo anche banale, e non c’è nulla di sbagliato in questo. 

L’errore più comune che si fa però è approcciarsi allo Yoga pensando che sia tutto uguale, lasciando perdere se una lezione non ci è piaciuta. 

Il mio consiglio è quello di non limitarsi ad una singola esperienza. Per comprendere lo Yoga in tutte le sue sfaccettature è necessario fare tanti tentativi, perché non sempre troviamo ciò di cui abbiamo bisogno al primo colpo.

Il primo passo quindi è sperimentare. 

La curiosità in questo caso è fondamentale, così come anche il fermarsi per ascoltare se stessi e comprendere che cosa sta accadendo dentro di noi. 

Come già anticipato all’inizio, esistono tantissimi stili che si rifanno allo Yoga di tipo “posturale”, cioè quello che conosciamo per la maggior parte qui in Occidente. 

Il mio consiglio è di provarne quanti più possibile, anche con insegnanti differenti, perché ognuno di loro rielabora sempre e comunque lo stile attraverso le sue modalità.

Qui di seguito te ne riassumo alcuni, quelli più famosi e diffusi in Italia:

Hatha Yoga

È tra gli stili che mi sento di consigliare di più per chi è principiante e vuole iniziare gradualmente. Consiste in una pratica più tradizionale, a ritmo lento, controllato, con pose tenute dai 5 ai 10 respiri. 

È bene però fare una precisazione a riguardo: se sei una persona che fa davvero fatica a rilassarsi ed è molto dinamica, l’Hatha Yoga potrebbe essere complicato, perché è richiesta una capacità notevole di concentrazione. 

Vinyasa (Krama/Flow) e Ashtanga Yoga

Sono due tipologie di yoga molto dinamico, dove il respiro è connesso al movimento, che può essere più o meno fluido a seconda dei casi, senza grandi pause tra un asana e l’altro. 

Per chi è abituato ad un approccio più agonistico, consiglio di iniziare dalla propria zona di comfort con questi stili più dinamici per arrivare poi eventualmente ad una pratica più tradizionale come quella di Hatha Yoga.

Consiglio di iniziare sempre da lezioni di livello base per apprendere le fondamenta delle sequenze e gli asana principali.

È importante considerare che sebbene possano essere simili, questi stili hanno provenienze diverse e alcune differenze sostanziali:

  • Vinyasa (Krama) Yoga: pratica sostenuta e affinata da colui che è tutt’oggi definito il padre dello yoga moderno, T. Krishnamacharya. ‘Vinyasa Krama’ significa ‘sequenza progressiva costruita in modo intelligente’.  Si tratta di una sequenza guidata, in modo sempre diverso, con alcuni accorgimenti che la rendono efficace per il praticante, aiutandolo ad entrare in posizioni complesse in modo sicuro e graduale. Le classi sono dinamiche ma mantengono gli asana per diversi respiri, per cui possono essere sfidanti anche dal punto di vista della concentrazione.
  • Vinyasa (Flow) Yoga: derivante dallo stile più tradizionale Vinyasa Krama, il Vinyasa Flow si è evoluto in Occidente come un mix tra yoga asana, danza contemporanea, movimento consapevole, arti marziali e tanto altro. Rientrano in questa categoria tutti gli stili derivati e inventati da insegnanti occidentali come il Power Yoga, il Prana Flow, il Rocket Yoga, Anukalana Yoga ecc. Queste tipologie di classi possono variare a seconda dell’insegnante, ma in generale la caratteristica comune è che ci si muove (e si suda) molto!
  • Ashtanga Yoga sviluppato da uno degli studenti di T. Krishnamacharya, ovvero Sri K. Pattabhi Jois. In questo caso si esegue una specifica sequenza di asana che rimane sempre uguale: si parte infatti sempre dalla prima serie e si continua a farla e ripeterla finché non la si apprende a pieno, per poi passare a quella successiva.  Sconsiglio la tipologia di classi chiamata “Ashtanga Mysore” per chi è alle prime armi, perché richiede la conoscenza della sequenza praticata già in modo individuale senza l’aiuto dell’insegnante.

Iyengar Yoga 

Ideato da uno degli studenti di T.Krisnamacharya, BKS Iyengar, consiste in classi in cui l’allineamento è un aspetto fondamentale. 

L’intenzione infatti è proprio quella di ricercarlo attraverso una serie di supporti come blocchi, coperte, sedie, corde ecc. alternando asana senza una sequenza flow. 

Molto utile per iniziare a comprendere e percepire il proprio corpo in maniera del tutto differente. 

Yin Yoga 

Questo è uno stile che non deriva dalla tradizione indiana ma taoista, attingendo ai principi della Medicina Tradizionale Cinese. Consiste in una pratica molto lenta, dove si lavora più sui tessuti connettivi del corpo che sui muscoli.  

Il corpo viene allungato e rilassato, per cui può accadere che attraverso questo rilascio fisico ci sia, in concomitanza, un rilascio emotivo (che sia ridere, piangere ecc).

Non lo consiglio le prime volte per persone tendenti all’iperattività, ma è sicuramente da provare anche e soprattutto per bilanciare uno stile di vita frenetico e impegnativo. 

Come avrai notato, lo Yoga è per tutti

Bisogna solo trovare lo stile e l’insegnante più giusto per noi, che si adatta a questo momento della nostra vita (e non sempre accade al primo tentativo!). 

Ci tengo a sottolineare la frase “questo momento” perché come hai già appreso, lo Yoga è esperienza attraverso di te. 

Ed essendo tu stessa in costante divenire, è normale che anche la pratica cambi e stia al tuo passo. 

Non c’è da sentirsi in colpa quindi se ad un certo punto della tua vita senti di voler cambiare un certo stile che hai sempre praticato. 

La stessa cosa vale per l’insegnante: ci sono momenti in cui ti risuonerà di più un insegnante, altre volte un altro. È perfettamente normale e giusto che sia così, non bisogna rimanere attaccati ad un singolo insegnante o ad un singolo stile per tutta la vita. 

Lo Yoga ti mette sempre alla prova, per questo è così importante l’ascolto interiore. 

Dobbiamo solamente essere in grado di scegliere e di assimilare ciò di cui abbiamo bisogno per farlo nostro e proseguire nel nostro cammino. 

Lezioni online oppure dal vivo?

Se non riuscissi a trovare un corso adatto nella tua città, potresti sperimentare la pratica attraverso delle lezioni online

Anche in questo caso ti consiglio un corso che sia quanto più possibile di livello base per principianti.

“Ma la lezione dal vivo non è meglio rispetto ad un video?”

La lezione in presenza è importante perché l’insegnante ti può correggere, ma dal punto di vista della costruzione di un’abitudine è molto utile anche praticare a casa attraverso delle video-lezioni. 

Se si ascolta il proprio corpo, ci si riscalda bene prima dell’inizio e si fa uno stile di yoga abbastanza tranquillo (come Hatha o Yin Yoga) ascoltando con attenzione le indicazioni che vengono date, è praticamente impossibile farsi male!

Decalogo del principiante: alcuni consigli per iniziare a fare yoga 

Ora che hai capito quali sono i primi passi da compiere per iniziare a fare yoga, vorrei darti una serie di consigli per dedicarti al meglio a questa disciplina.

1 – Verifica sempre l’esperienza, la formazione e il feeling con l’insegnante. 

Al giorno d’oggi diventare insegnante di Yoga non è così difficile: basta un ritiro intensivo di 3 o 4 settimane per ottenere il diploma, ma non è certo solo e unicamente attraverso questa esperienza che l’insegnante può dirsi pronto. 

Ti invito quindi a considerare l’esperienza e la formazione della persona con la quale vai a fare la lezione, anche solo per iniziare ad allenare le tue impressioni e il tuo spirito critico: in questo modo comincerai a distinguere gli insegnanti validi da quelli che, invece, non lo sono.

Nel tuo cammino inoltre, l’insegnante di Yoga dovrebbe diventare un punto di riferimento e un sostegno dal punto di vista morale ed emotivo. 

Lo Yoga infatti, a differenza della ginnastica, include tutta una sfera mentale ed emozionale che non deve essere affatto trascurata: il ruolo dell’insegnante in questo senso è proprio quello di sostenerti durante il percorso e il tuo viaggio interiore. 

2 – Allena il respiro con il pranayama.

La respirazione è alla base di qualunque pratica di Yoga. Respirando correttamente riesci a mantenere i tuoi battiti costanti durante le sequenze dinamiche e a tenere più facilmente le pose quando sono statiche e di lunga durata.

Puoi iniziare ad allenare il tuo respiro con la pratica del “respiro yogico”: si tratta di una vera e propria respirazione unica e completa, che inizia da quella addominale, passando poi a quella toracica e per finire con quella clavicolare.

Puoi cominciare a farla in modo frazionato e, una volta che avrai familiarizzato con ogni parte del tuo corpo, potrai unire la respirazione addominale, toracica e clavicolare in una respirazione unica, dall’inspirazione all’espirazione (che si svolgerà al contrario, partendo da quella clavicolare per finire con quella addominale).

3 – Non saltare mai la fase di rilassamento finale.

Spesso si tende a sottovalutare l’asana finale (shavasana), dove si rimane distesi per qualche minuto prima di concludere la classe. 

Questa invece deve essere trattata forse come la posa più importante, perché permette di eliminare le tensioni, sciogliere la muscolatura e di assimilare tutti i benefici delle posture fatte durante la lezione.

4 – Fai prevalere la costanza rispetto alla durata.

Meglio fare 10 minuti tutti i giorni rispetto a una sessione di un’ora e mezza 1 o 2 volte alla settimana. Poco ogni giorno la mattina è la formula ideale. 

Specialmente se sei agli inizi, costruirsi una pratica regolare è fondamentale perché ti aiuta a riequilibrare subito e meglio il tuo stile di vita, senza stravolgerlo troppo e apportando benefici quasi immediati, se eseguita correttamente.

E a proposito di questo… forse ti starai chiedendo:

 “Come faccio a capire se sto praticando bene?” 

Continua a leggere perché ti risponderò nel prossimo paragrafo!

Come praticare correttamente: i benefici dello Yoga 

Arrivati a questo punto, è il momento di approfondire un aspetto davvero molto importante della pratica. 

I benefici dello Yoga, soprattutto a livello psicofisico, sono fondamentali da notare soprattutto all’inizio. Sebbene infatti non siano il fine ultimo della pratica, possono comunque essere un’ottima “cartina tornasole” che ci indica se stiamo proseguendo verso una pratica adatta per noi oppure no. 

Ti elenco qui di seguito alcuni benefici psicofisici che potrai ritrovare nella tua pratica di Yoga:

  • la postura si corregge; 
  • il respiro si regolarizza e inizia a calmare anche la mente, riducendo lo stress e aumentando la concentrazione; 
  • il corpo si ri-bilancia assumendo la forma che è spontaneamente portato a dover assumere; 
  • il ritmo sonno-veglia si stabilizza, così come anche la regolarità intestinale e l’appetito.

Alla fine di ogni lezione dovresti quindi sentirti bene: rilassata, ma allo stesso tempo carica, ed energica. 

Se ti senti stanca (o troppo iperattiva) oppure non appagata, demoralizzata, allora vuol dire che qualcosa è andato storto.

Forse lo stile che hai provato non fa per te, oppure non hai praticato nel modo giusto.

Spesso infatti ci si approccia alle prime lezioni cercando di imitare quello che fa l’insegnante e ci si sforza al massimo per pretendere di fare la posizione così come viene mostrata, senza rispettare i propri limiti. 

Per questo è importante ascoltarsi e non fare del male a se stessi, spingendo più del necessario. Sentire un leggero fastidio va bene, ma il dolore va sempre evitato. 

Se c’è qualche parte del corpo che ti crea dei problemi, avvisa sempre subito l’insegnante prima di iniziare la lezione.

Se invece percepisci un leggero indolenzimento muscolare il giorno successivo alla pratica, è perfettamente normale: soprattutto le prime volte, il corpo deve imparare ad abituarsi a certi movimenti e ad utilizzare dei muscoli che solitamente vengono coinvolti davvero pochissimo nella vita di tutti i giorni. 

Con il tempo, attraverso una pratica regolare e costante, potresti poi iniziare a sperimentare dei benefici più profondi che vanno al di là del benessere psicofisico, come ad esempio:

  • un miglior rapporto con te stessa, arricchito di un amore che inizia ad estendersi anche a tutti gli altri ambiti della tua quotidianità;
  • una comprensione più profonda di te e del tuo senso in questa vita;
  • la sensazione di essere parte di un grande Mistero: prima quello del corpo, poi quello del respiro, della mente e, in ultimo, della Vita stessa

Spero con tutto il cuore che questa guida ti sia stata utile e che ti abbia fornito gli spunti necessari per iniziare a fare Yoga! 

Ti invito quindi ora a sperimentare, senza timore, e a commentare qui sotto scrivendomi cosa ne pensi e come ti stai trovando.

Sappi che l’antichità di questa disciplina è giusto che venga rispettata e conosciuta, ma non c’è motivo di averne “paura”.

Lo Yoga è una pratica che ci invita a sentirci liberi di poterla abbracciare in qualunque forma e maniera, con lo scopo di farci riscoprire la nostra unicità e metterci in connessione con tutto ciò che ci circonda.