Quante volte nella vita ci è capitato di provare un’enorme fatica nel lasciar andare qualcosa?

Che sia un’emozione, una situazione, un’aspettativa, una persona, una relazione passata, una critica o un giudizio.

È un processo che tocca ognuno di noi da vicino, in quanto essere umani.

Ed è qualcosa che si apprende con l’esperienza

Non è possibile nascere ed essere già capaci di lasciar andare. 

Ci sono ovviamente casi in cui è più semplice farlo, altri no. A volte c’è bisogno di tempo. 

Altre però ci sembra così difficile riteniamo di non esserne proprio capaci: “come si fa a lasciar andare? Io proprio non ci riesco”.

Ecco, se ti trovi in una situazione come questa sappi che tutti, proprio tutti, sono in grado di lasciar andare – anche i dolori più grandi. È un processo che non finisce mai, perché non esiste essere umano al mondo che abbia lasciato andare davvero tutto.

Qui potrai trovare qualche consiglio per comprendere in modo più approfondito questo concetto, ma è importante comunque sottolineare il fatto che il “lasciar andare” si apprende principalmente dal sentire.

È qualcosa che parte dal cuore, non dalla mente.

Detto questo, aumentare la consapevolezza in merito a questo concetto, anche attraverso la lettura di argomenti a riguardo come questo articolo, ad esempio, può sicuramente esserti di aiuto: ti renderai conto che lasciar andare è uno dei regali più preziosi che puoi farti nella tua vita. 

In questo articolo quindi comprenderai:

  • cosa significa (e cosa NON significa) lasciar andare;
  • perché a volte è così difficile rimanere attaccati ad una sofferenza;
  • quali sono i primi passi per poter praticare il lasciar andare, anche nel vivere quotidiano;
  • un esercizio per aggiungere leggerezza alla tua vita.

Lasciar andare: cosa significa davvero?

Lasciar andare ha innanzitutto a che fare con una ferita, più o meno profonda, che abbiamo vissuto. 

Che sia stata provocata dalle nostre aspettative, o da un torto che ci ha fatto qualcuno, una situazione improvvisa che siamo stati costretti ad affrontare e in cui non volevamo ritrovarci.

Qualsiasi sia il caso, lasciar andare non vuol dire dimenticare, o perdere memoria, di ciò che ci è successo. 

Non vuol dire neanche perdonare quella persona che ci ha fatto stare male. 

Anzi, a dir la verità, non ha proprio a che fare con una determinata persona, ma solo ed esclusivamente con noi stessi.

È importante comprendere che lasciar andare non è un risultato, qualcosa che, una volta ottenuto, ci farà stare bene per tutta la vita. 

Perché gli imprevisti, con tutto ciò che ne consegue, torneranno sempre a bussare alla nostra porta. È qualcosa con cui dovremo fare i conti fino alla fine dei nostri giorni.

Ma cosa vuol dire quindi “lasciar andare”?

Ti chiedo ora di immaginare un sasso, nella tua mano: più passano i secondi, più questo diventa sempre più grande, più pesante, tanto da provocarti un dolore che dal braccio inizia ad estendersi su tutto il tuo corpo.

Immagina, adesso, di lasciare andare quel sasso.

A questo punto, sono certa che percepirai un grande senso di leggerezza.

Ecco, lasciar andare ha a che fare con questa sensazione.

Ho preferito raccontartelo con una metafora, perché non è un concetto al quale siamo abituati ad avere a che fare.

Se però vogliamo dare una definizione più precisa: lasciar andare significa riuscire a sperimentare il “non attaccamento”.

L’attaccamento è un concetto molto più familiare, perché ognuno di noi sa cosa significa aggrapparsi ad una convinzione, ad una relazione, ad una situazione del passato, ad un oggetto e via dicendo. 

Ma è proprio sperimentando l’attaccamento che possiamo fare esperienza anche del suo opposto, che è proprio il lasciar andare. 

È importante comprendere che l’attaccamento fa parte di noi, non è una cosa necessariamente negativa. 

Può essere anche un modo sano per esprimerci in quanto esseri umani, quindi non va rinnegato. 

Ma non dobbiamo necessariamente utilizzarlo per ogni singola cosa nella nostra vita. 

Se infatti pratichiamo attaccamento senza essere consapevoli della possibilità di distaccarcene, di creare leggerezza là dove siamo appesantiti, allora siamo in trappola.

Invece, nel momento in cui ci rendiamo conto della possibilità di lasciar andare, tutto cambia.

Non significa che funzioni al primo colpo e allo stesso grado per tutti, ma è una delle opportunità più grandi che possiamo darci nella vita. 

Lasciar andare non è quindi una pillola magica, perché le cose all’esterno non cambieranno, così come le persone, i fatti della vita, il passato.

Ma è un processo che ci fa cambiare da dentro

Ci dà modo di ESSERE, nel momento presente, senza più pensare a ciò che è stato o a quello che sarà. 

Lasciar andare ci porta pace, estremo spazio e luce dentro di noi. 

È un’azione che è nelle nostre mani e di nessun altro. 

Questo è il primo, grande riconoscimento. 

Lasciar andare è un modo di vivere. 

Significa smettere di ossessionarsi su cosa succederà e come. Vuol dire imparare a non controllare più le scelte di altre persone, dei loro pensieri, e non sprecare più tempo ed energia su qualcosa che non possiamo cambiare.

È un processo che sostituisce la sofferenza e la preoccupazione con una profonda serenità e fiducia, che non è fatalità. 

È adottare uno sguardo più ampio nei confronti della nostra vita che non si circoscrive unicamente nel confine di come noi vogliamo che vadano le cose. 

Trovare il coraggio di lasciar andare: i primi passi da fare

Ora che hai compreso cosa significa lasciare andare (per davvero), andiamo ad esplorare i primi passi che possono permetterti di iniziare a fare spazio nella tua vita per sentire e praticare questa esperienza così profonda e trasformativa.

Gli stadi fondamentali che permettono questo processo emotivo e allo stesso tempo razionale sono 3:

  1. riconoscere l’attaccamento e la sua ragione;
  2. accettare (e perdonare) il nostro lato umano;
  3. iniziare a contemplare un’altra via di uscita.

In questo paragrafo andremo ora ad analizzarli uno per uno, per capire realmente cosa significano.

1° passo: riconoscere l’attaccamento e la sua ragione 

Il non attaccamento, e quindi il lasciar andare, parte sempre dall’accettazione del momento presente, del nostro stato psicofisico, delle nostre emozioni. 

Ti suggerisco ora di prendere carta e penna e scrivere qualcosa a cui sei attaccata ora in questo momento e che non ha nessun impatto positivo nella tua vita.

Su che cosa stai praticando attaccamento? Che cosa non riesci a lasciar andare in questo momento? 

Potrebbe essere una relazione, un ricordo del passato, una situazione vissuta, un’emozione verso qualcuno, un pensiero, una convinzione. 

O ancora: un’abitudine, un comportamento nocivo o disfunzionale – come ad esempio mangiare troppo (ovvero la risposta emotiva allo stress attraverso il cibo).

Una volta riconosciuto l’attaccamento, prova a darti una spiegazione più o meno razionale, che ti aiuti ad andare in profondità.

Inizia quindi a chiederti: “Qual è la motivazione per cui continuo ad avere questo attaccamento?”

Noi non facciamo mai nulla senza motivo, in quanto esseri umani. 

Anche se un comportamento nel lungo periodo ci fa male e ci sembra irrazionale o disfunzionale, c’è sempre un motivo che ci porta a mantenerlo nella nostra vita.

Ci sono principalmente 2 principali ragioni sottintese che stanno alla base di questa dinamica:

  1. Protezione e sicurezza: abbiamo paura di affrontare qualcosa di diverso e preferiamo rimanere all’interno di confini a noi conosciuti, che ci risultano più familiari e ci fanno restare nella nostra zona di comfort. È un meccanismo che porta a proteggerci nei confronti di qualcosa che non si conosce e che di conseguenza non è in nostro controllo.
  2. È l’unica dinamica che conosciamo e non siamo mai entrati in contatto con qualcosa di diverso da questo. 

Se ad esempio ti rendi conto di provare rabbia per una persona che ti ha fatto del male, forse potresti scoprire che il motivo che ti rende ancora attaccata a questa emozione è che, in fondo, puoi sentirti meno responsabile e più al sicuro, identificandoti con la ferita.

Scoprire le ragioni che stanno alla base dei tuoi attaccamenti ti permette anche di scorgere la tua umanità e vulnerabilità, alleviando il senso di colpa. 

Quante volte ti sei definita “stupida” perché, anche se razionalmente sapevi quale sarebbe stata la via migliore, hai comunque scelto di ricadere nella stessa dinamica? 

Tante, immagino.

Ma nel momento in cui comprendi che c’è una radice molto più profonda, più umana, che sta alla base dei tuoi comportamenti, non ci sarà più spazio per quei pensieri che ti fanno sentire “stupida”. 

Se non dovessi riuscire a comprendere subito la tua ragione, non preoccuparti.

Iniziare ad indagare è già un primo passo verso l’accettazione, e quindi anche il perdono, nei confronti di te stessa. 

2° passo: Accettazione

Una volta identificata la ragione del tuo attaccamento, sei in grado di accettare la situazione e di vederti con occhi diversi. 

Hai compreso che quell’atteggiamento apparentemente disfunzionale ha in realtà avuto la sua funzione. 

Ora puoi decidere di voltare pagina e lasciar andare quella parte di te per viverne una nuova, con un atteggiamento più responsabile nei confronti di te stessa.

3° passo: e se fosse… facile? 

Come sarebbe la mia vita in questo momento se io davvero riuscissi a lasciar andare? Se lasciassi andare questo macigno che ho sulla mano e lo lanciassi via? Se fosse facile, come potrei vivere?

Chiudi gli occhi e prova a pensarci.

Forse dovresti avere a che fare con una parte di te più vulnerabile, costretta a ricostruirsi e reinventarsi, ma.. la tua vita potrebbe diventare indubbiamente più leggera.

Una leggerezza che porta con sé anche un senso di fiducia.

Fiducia nel fatto che le risposte arrivano sempre, anche quando non esercitiamo il controllo su qualunque cosa. 

Che non è necessario avere sempre ragione, perché questo è un attaccamento alla vittoria, al fatto che le cose devono sempre andare nel modo in cui si vuole. 

Che il passato è passato, non si può cambiare ma al tempo stesso è ciò che ci ha reso quello che siamo ora.

Che la vita è variabile ed è normale che i momenti felici, devono prima o poi fare spazio a periodi un po’ più complicati. 

Come portare più leggerezza nella nostra vita?

Nel momento in cui ti rendi conto di essere pronta a lasciar andare quella parte di te identificata con la ferita, puoi cominciare a chiederti:

Chi voglio essere? Cosa voglio fare? Come posso iniziare ad alleggerirmi?

In questa fase di passaggio possono esserti di aiuto alcuni rituali, ovvero gesti simbolici di congiunzione tra passato e futuro che danno importanza al momento presente. 

Un rituale molto utile e simbolico potrebbe essere quello di scrivere, ad esempio, una lettera al proprio ex, buttando fuori tutta la sofferenza provata e rielaborata durante la relazione. Spedirla o meno non ha rilevanza perché, ancora una volta, il lasciar andare ha a che fare con qualcosa che è dentro di noi, non fuori.

Lasciar andare è un’azione estremamente personale e soggettiva. 

È un momento di profonda introspezione, dove puoi scoprire un’altra versione di te, un modo nuovo e diverso di vivere la tua vita che non cerca di controllare l’incontrollabile, di cambiare il passato, di trovare risposte là dove non ci sono ma prova a fare spazio, invece che ingombrare. 

Questa è l’essenza del lasciar andare

È un modo di vivere, non si applica a piacimento. 

Ma se inizi a sperimentarlo e viverlo anche nelle piccole cose, comincerai ad abituarti a questo modus vivendi facilitando il processo nei momenti in cui accadranno cose più grandi ed importanti. 

In che modo quindi possiamo sperimentare più leggerezza nel nostro vivere quotidiano? Partendo da alcune semplici domande:

Cosa puoi lasciar andare? Quali sono le cose davvero importanti per te?

Magari ti rendi conto che quella discussione che hai avuto con il vicino non è poi così fondamentale; quel giudizio ricevuto dal tuo responsabile di ufficio non è sul personale, oppure quel dettaglio notato in tuo figlio non è così essenziale nel rapporto che hai con lui. 

Prova a farti questa domanda ogni giorno, prima di andare a dormire. 

Chiediti cosa puoi lasciar andare della tua giornata, partendo proprio dai piccoli fastidi.

Pian piano, ti accorgerai che questo esercizio ti aiuterà a vivere una vita più leggera. 

Ci sono già tante complessità al di fuori del nostro controllo, ma per quanto riguarda i nostri pensieri, su cui invece possiamo intervenire, ci è davvero utile applicare una mentalità più minimalista. 

Non è necessario essere “nati leggeri” per riuscirci: ci sono persone che naturalmente lo sono e quindi saranno più facilitate, ma ad ogni modo è una nostra scelta consapevole se poi decidiamo di farlo.

Dove puoi portare leggerezza alla tua vita? 

Scrivilo qui sotto in un commento qui sotto, prova a portarlo come riflessione: siamo curiosissimi di leggerti e rispondere ad ogni tuo dubbio o domanda in merito a questo argomento!